Camp 59 and the blog dedicated to it

Coming upon their POW relatives on the web leads these two to Servigliano

Il Resto del Carlino
Tuesday, September 28, 2010

Caption: Englishman Steve Dickins[on] and American Dennis Hill in front of the wall through which their uncle and father managed an escape. [Note: Steve’s uncle Robert was transferred from Camp 59 before the September 1943 escape; however, around that same time Robert escaped from the camp where he was held.]

MEMORIES—The meeting between an American and an Englishman, the son and nephew of two interned soldiers

They wanted news about the Servigliano refugee camp, from which their relatives fled in 1943. In doing research on the Internet, the two discovered the blog “Cam[p] 59,” dedicated to the prisoner of war camp in this town. That’s how Englishman Steve Dickinson and American Dennis Hill began a “virtual” friendship, which brought them to Servigliano yesterday—to share their family stories.

Steve’s uncle Robert, a British soldier, was captured in Africa and interned at Servigliano. “I found his diary—a sort of copybook of the Red Cross—where my uncle recorded all his activities through the war and until his death. I read those pages and decided to retrace his steps. When he arrived at Servigliano, on 18 January 1942, he described the landscape as charming, though he explained that hunger did not allow him to enjoy the place.

“At Servigliano he found consolations—his first shower in 24 days, and clean sheets. He escaped through the hole in the wall and headed north, aided people of the area. He became a partisan and settled in Gassino Torinese, which is where he died. His body rests in the Milan war cemetery.”

Armie Hill’s story is different. Dennis’ father was an American soldier who was captured in Africa in 1943 and transferred to Servigliano. “My father escaped through the hole in the wall caused by the bombing,” Dennis said, “But he headed south—to meet the Allies—and he returned home. He recalls in his story [receiving help from] Don Giuseppe Ciabattoni, the rector at Roccafluvione.

Alessio Carassai

In italiano:

Il Resto del Carlino
MARTEDI 28 SETTEMBRE 2010

L’inglese Steve Dickins e l’americano Dennis Hill di fronte al muro da cui riuscirono a scappare 10 zio e il padre

CAMP 59 E’ IL BLOG DEDICATO AL CAMPO

Dai parenti prigionieri al web, fino a Servigliano

LA MEMORIA
L’incontro tra un americano e un inglese, figlio e nipote di due militari internati

VOLEVANO notizie su quel campo profughi di Servigliano, da dove i loro parenti fuggirono nel 1943. Tra una ricerca in internet e l’altra, sono entrambi finiti nel blog “Cam[p] 59”, dedicato al campo di prigionia della cittadina. E’ lì che tra Steve Dickinson, inglese, e Dennis Hill, americano, e cominciata un’amicizia “telematica”, che li ha portati ieri a darsi appuntamento proprio a Servigliano, per raccontare le storie dei loro familiari.

Steve ha avuto suo zio Robert, soldato inglese catturato in Africa, internato poi a Servigliano. «Ho trovato il suo diario, una sorta di quaderno della Croce Rossa—riferisce—in cui mio zio, racconta tutti gli eventi nel periodo della guerra fino alla sua morte. Ho letto quelle pagine e ho deciso di ripercorrere le sue orme. Quando arrivò a Servigliano, il 18 gennaio 1942, ha descritto un paesaggio incantevole, anche se poi spiega che la fame non gli ha permesso di godere delle del posto.

A Servigliano trovò i primi conforti, la prima doccia dopo 24 giorni e lenzuola pulite. Fuggì dal buco del muro e si diresse a nord, aiutato dalla popolazione. Divenne un partigiano e si stabilì a Gassino Torinese dove morì. I suoi resti riposano nel cimitero di guerra di Milano».

Diversa la storia di Armie Hill, padre di Dennis, soldato americano catturato in Africa nel 1943 e trasferito a Servigliano. «Mio padre fuggì dal buco nel muro provocato dal bombardamento—racconta Dennis—ma si diresse a sud, per raggiungere gli alleati e tornare in patria, nel suo racconto ricorda don Giuseppe Ciabattoni, parroco di Roccafluvione».

Alessio Carassai